Dalla collaborazione tra ATED Ticino e Claudia Vece nasce un percorso formativo dedicato a un tema centrale per chi guida persone, organizzazioni e processi di cambiamento: le strategie interne che influenzano il successo, la performance e la capacità di raggiungere i propri obiettivi.
Il progetto ha coinvolto imprenditori, dirigenti, manager, consulenti, docenti e professionisti impegnati nella gestione delle persone e delle dinamiche relazionali, accompagnandoli in un lavoro profondo sui propri schemi mentali, sulle emozioni e sui meccanismi interni che condizionano il modo in cui affrontiamo sfide, opportunità e risultati.
L’obiettivo non era semplicemente acquisire nuove competenze, ma comprendere che cosa accade dentro di noi mentre cerchiamo di performare, crescere o raggiungere un obiettivo importante.
Competenze tecniche, esperienza, preparazione e conoscenza sono certamente fondamentali.
Ma non sono sufficienti.
Due persone con competenze simili possono reagire in modo completamente diverso davanti alla stessa opportunità, alla stessa pressione o allo stesso rischio.
Una può sentirsi stimolata.
L’altra può bloccarsi.
Una può vedere possibilità.
L’altra può percepire soprattutto il rischio di fallire.
Una può esporsi, prendere posizione e agire.
L’altra può procrastinare, dubitare continuamente di sé o ridimensionare inconsapevolmente le proprie ambizioni.
La differenza spesso non si trova nelle competenze professionali, ma nel sistema di pensieri, emozioni, convinzioni e risposte neuro-emozionali attraverso cui interpretiamo ciò che ci accade.
Uno degli aspetti approfonditi durante il percorso riguarda proprio il rapporto con il successo e con il fallimento.
La paura di sbagliare può portare a procrastinare.
Il timore del giudizio può ridurre la capacità di esporsi.
Il perfezionismo può trasformare l’eccellenza in immobilità.
L’insicurezza può spingere a cercare continue conferme.
Il bisogno di controllo può rendere difficile delegare.
La paura di non essere all’altezza può portare una persona a evitare proprio quelle opportunità che potrebbero permetterle di crescere.
Sono dinamiche che spesso operano sotto il livello della consapevolezza e che finiscono per condizionare comportamenti, relazioni, decisioni e risultati.
Per questo, lavorare sulla performance significa anche comprendere come il proprio sistema neuro-emozionale reagisce davanti alla possibilità di riuscire, di fallire, di esporsi o di cambiare.
La riuscita non è soltanto un risultato esterno.
È anche uno stato interno che il sistema nervoso deve essere in grado di sostenere.
Quando il nostro sistema percepisce una situazione come eccessivamente minacciosa, anche un’opportunità può essere vissuta come un pericolo.
Possiamo desiderare razionalmente un cambiamento e, allo stesso tempo, attivare inconsapevolmente comportamenti che ci riportano verso ciò che conosciamo.
È qui che la dimensione neuro-emozionale diventa fondamentale.
Allenare il proprio sistema significa ampliare la capacità di sostenere pressione, responsabilità, esposizione, cambiamento e crescita senza entrare automaticamente in modalità di difesa.
In questo senso, il successo non riguarda soltanto il “fare di più”, ma anche diventare internamente capaci di sostenere ciò che desideriamo raggiungere.
Il percorso realizzato con ATED Ticino ha integrato due dimensioni complementari: soft skills e competenze neuro-emozionali.
Le soft skills permettono di sviluppare capacità come comunicazione, leadership, gestione delle relazioni, consapevolezza, flessibilità e decision making.
Le competenze neuro-emozionali lavorano invece a un livello ancora più profondo: sulla capacità di riconoscere gli stati interni che influenzano quei comportamenti e di imparare a regolarli.
Non basta, infatti, sapere che sarebbe utile comunicare meglio, delegare di più o affrontare una situazione con maggiore sicurezza.
Occorre essere in grado di farlo anche quando il proprio sistema interno attiva paura, tensione, insicurezza o resistenza.
È da questa integrazione che può nascere un cambiamento realmente sostenibile.
Durante la formazione, i partecipanti sono stati accompagnati in un percorso di osservazione e sperimentazione che ha permesso loro di esplorare il funzionamento dei propri schemi mentali, dei pensieri e delle emozioni.
Il lavoro ha alternato contenuti teorici, riflessione personale ed esercitazioni esperienziali, con l’obiettivo di trasformare la conoscenza in esperienza diretta.
Perché comprendere un meccanismo è importante.
Ma riconoscerlo mentre si manifesta dentro di sé è ciò che permette realmente di iniziare a modificarlo.
Il percorso ha quindi offerto ai partecipanti uno spazio per osservare i propri automatismi, riconoscere ciò che sostiene o limita la propria performance e sviluppare strategie interne più funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi.
Lavorare sulle strategie interne del successo significa, in definitiva, portare attenzione a una domanda fondamentale:
Quanto siamo realmente preparati, non solo professionalmente ma anche neuro-emozionalmente, a sostenere il livello di risultato che desideriamo raggiungere?
È su questo confine tra competenze, identità, pensieri, emozioni e comportamento che si gioca una parte importante della performance.
La Leadership Neuro-Emozionale lavora proprio qui: aiutare persone e leader a conoscere meglio il proprio funzionamento interno, trasformare i meccanismi che limitano l’azione e sviluppare una maggiore capacità di sostenere responsabilità, cambiamento, crescita e successo.
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